Armageddon In The Park 2007 San G. degli sch. (10/08/2007)
 
Giunto ormai alla quarta edizione, l’Armageddon In The Park sta diventando anno dopo anno uno degli appuntamenti fissi dell’estate metal molisana. Nato quasi per scherzo per volere di alcuni volenterosi ragazzi di San Giacomo degli Schiavoni, il festival, pur se molto lentamente, sta crescendo, e il fatto stesso di riuscire ogni anno a metter su un bel concerto, anche senza nomi eccessivamente altisonanti è un punto a favore degli organizzatori. Come sempre l’80% della manifestazione è impostata sui generi meno estremi del metal, a cavallo tra il classic, il power e il thrash, ed anche quest’anno non ci sono stati grossi cambiamenti di scelte se si eccettua la presenza degli Infernal Poetry, che hanno ricoperto il ruolo di headliner andando a sostituire i defezionari Centvrion, che hanno dovuto dare forfait per motivi personali di uno di loro. Certo qui a San Giacomo non ci troviamo davanti a un mega festival… il palco è piccolino, il posto in cui si svolge anche, e l’organizzazione è per lo più a conduzione “familiare”, però di contro si respira aria genuina e la passione è palpabile, il che non è affatto male… Se proprio c’è da rimproverare qualcosa allo staff è di puntare quasi sempre sui soliti 3-4 nomi, quando invece tutti noi sappiamo il numero immenso di band più o meno famose di cui è strapieno lo stivale, e nel nostro piccolo il Molise. Una maggiore varietà contribuirebbe a far crescere il festival, e a portare più gente in quel di San Giacomo, altrimenti il rischio che si corre è quello di ritrovarsi sempre e solo quelle poche decine di affezionati, e di perderne però per strada molti altri stanchi di vedere per l’ennesima volta la stessa band nello stesso festival. Detto ciò, c’è da segnalare che per lo più è filato tutto liscio, a parte l’acquazzone che ha interrotto per una mezz’oretta il concerto e nonostante qualche ritardo iniziale aveva fatto pensare al peggio ed aveva insinuato qualche dubbio sulla buona riuscita del tutto. L’audio è stato per lo più buono, grazie all’ottimo lavoro svolto dietro al mixer dal buon Paolo Ojetti, singer e frontman degli Infernal Poetry, che questa sera si è sobbarcato doppio lavoro in maniera però molto professionale e con ottimi risultati. Come detto prima la presenza di metal kids non è stata elevata, ma d’altra parte penso che nessuno si aspettava folle oceaniche. Però, come si dice: pochi ma buoni, con i ragazzi sotto al palco pronti a divertirsi e a sostenere le band che di volta in volta si sono susseguite. Si inizia un po’ in sordina con gli abruzzesi PHAENOMENA. Sarà perché era ancora un po’ presto, sarà perché la maggior parte della gente stava allegramente ingozzandosi di arrosticini e panini con la salsiccia, sarà perché il prog di questi ragazzi coinvolge come un discorso di un moribondo, fatto sta che il loro show è passato via tra la noia e l’indifferenza generale. Le buone doti tecniche non sono riuscite a sopperire ad un’evidente mancanza di idee e le loro songs, fin troppo melodiche, hanno avuto poca presa sul pubblico. Tra un tiepido applauso e l’altro, quindi, dopo una ventina di minuti il gruppo lascia mestamente il palco per far spazio ai PLANAR EVIL. Il cambio di sonorità si sente fin dalle prime note, infatti il loro thrash metal riesce a svegliare gli animi assopiti dei ragazzi dopo lo show di cui prima. Purtroppo per loro, però, non tutto fila liscio… il tempo di “Land of doom”, tratta dal primo demo omonimo, e di “Stabs in the back” e “Vengeance ‘ll come”, due inediti che andranno a finire sul secondo demo di prossima pubblicazione, ed ecco che Giove Pluvio la manda giù con tutta l’anima. Le conseguenze sono quelle immaginabili: il concerto viene interrotto, la strumentazione viene coperta dai canonici teloni, e lo staff inizia a pregare. Per fortuna si è trattato di un temporale passeggero, tanto intenso quanto breve. Non tanto breve però da permettere ai Planar Evil di tornare sul palco. Solo tre pezzi per loro quindi, abbastanza per verificare di nuovo la crescita della band, soprattutto in sede live, ma non tanto per lasciare soddisfazione al gruppo e ai presenti. Il tempo stringe però, quindi non c’è altro da fare che far salire sul palco i BATTLE RAM del buon Gianluca Silvi. Seguo e ammiro la band fin dalla pubblicazione del loro primo e mitico demo, ma mai prima d’ora mi era capitato di assistere ad un loro concerto. Beh, se le impressioni relative ai loro pezzi sono ottime, non posso che applaudire il gruppo anche per l’ottima esibizione di cui ci hanno reso partecipi. Quando una band suona un genere di nicchia come l’epic metal non può che farlo per passione, e i Battle Ram di passione ne hanno da vendere in quantità industriali. Ottima tenuta di palco, ottima esecuzione e ottimi brani, sono tutti gli ingredienti di questo piccolo ma intenso show, che si apre, come per il cd, con le splendide “Burning lives” e “The vow”, e mi ritrovo a cantare a squarciagola come un sedicenne imbecille, eheheh… È poi la volta di due inediti, “Behind the mask” e “Smash the gates”, che vedranno la luce sul nuovo cd che la band ha finito proprio da poco di registrare. Questa sera ho avuto modo anche di ascoltare per la prima volta Franco alla voce e devo dire che sono rimasto assolutamente soddisfatto dalla prestazione del singer, che non fa assolutamente rimpiangere il suo predecessore, anzi… Un concerto così intenso e coinvolgente non poteva che chiudersi con quello che è ormai già diventato un piccolo inno per gli appassionati del genere, e cioè “Battering ram”. Se già prima avevo un’ottima impressione dei Battle Ram, l’esibizione di stasera non ha fatto altro che confermarla e cementarla ancora di più. Un nome da tener d’occhio per lo sviluppo del metal più classico qui in Italia… Dopo questa colata di metallo fuso tocca ai RAIN mantenere alta la temperatura (già di per se afosa, nonostante la pioggia di qualche minuto prima…), ed ovviamente i bolognesi non si fanno pregare più di tanto, dando vita ad uno dei loro soliti show, molto veraci e rock’n’roll. I nostri puntano molto sul nuovo materiale, ed è così che tutti e cinque i primi brani sono pezzi inediti, questo a dimostrazione di quanto la band creda nel proprio lavoro. Come sempre professionali e “scafati”, i cinque tengono il palco alla grande e fanno divertire i ragazzi assiepati in prima fila. Sudore, adrenalina e divertimento, questo in sintesi il concerto dei Rain, che per l’occasione sono stati raggiunti per un’ultima volta da Cisco alla chitarra, prima del suo definitivo abbandono. È poi la volta dei loro due classici, e cioè “Heavy metal” e “Only for the rain crew”, riconosciuti al volo dal pubblico che dal canto suo non si fa pregare due volte e partecipa attivamente allo show. Il tempo di altri due brani e poi la band si lancia in una strepitosa cover di “Highway to Hell” (c’è bisogno di dire di chi??), ovviamente accolta con un’ovazione e cantata tutti insieme in un coro collettivo dal sapore fortemente alcolico, visto che la birra e il vino rosso scorrevano sempre più prepotentemente nelle vene… Il festival sta quasi per giungere a termine, ma manca ancora il piatto forte della serata, e cioè lo show degli INFERNAL POETRY, e, come sempre, di vero show s’è trattato… Non ricordo più il numero di volte che ho visto la band dal vivo, non ultima l’esibizione al {S}Hammer Metal Fest, ma ogni volta mi stupisco per la devastazione che riescono a procurare quando iniziano a suonare. Sì, semplicemente devastanti, sia che suonino in un grande festival, sia che lo facciano in un piccolo club. Per loro non fa differenza, quello che devono fare è solo rompere il cranio ai presenti con il loro death metal violentissimo ma al tempo stesso tecnico e melodico. Sinceramente ho quasi esaurito le parole, perché mi sono trovato più volte a recensire un loro concerto e non so proprio più come esprimere il fatto che stanno raggiungendo, show dopo show, dei livelli veramente altissimi. Le prestazioni dei singoli sono come sempre eccellenti, d’altra parte stiamo parlando di musicisti con due attributi grossi così. E altrettanto eccellente è lo show nel suo insieme… ti prende, ti porta in una sorta di stato rabbioso/distruttivo, e per più di un’ora non ti lascia scampo. Come sempre ben bilanciate le composizioni, estratte sia dall’ultimo “Beholding the un pure” che dal suo predecessore, senza scordarsi le ultime arrivate, “Forbidden apples” e “They dance in circles”, tratte dell’EP “Nervouse system checking”. E quando ormai si giunge al termine quasi non ti sembra vero che sia passata già un’ora, e nonostante ti ritrovi ormai con il collo devastato dall’headbanging vorresti quasi che continuassero ancora. E invece è proprio la fine, visto che oltre tutto si è anche fatta una certa ora… Il tempo di far eseguire una manciata di cover all’Armageddon Project, niente altro che un gruppo messo su dai ragazzi dello staff per levarsi qualche piccola soddisfazione all’interno del loro festival, ed è poi davvero giunto il momento di dire stop alla musica. Ovviamente la festa non finisce certo qui, visto che c’è ancora molto vino da bere e soprattutto molti arrosticini da mangiare, e quindi così come è iniziata, e cioè con un clima di festa, così prosegue, con le band a bivaccare con i fans e gli organizzatori, il tutto fino a tard(issim)a notte. Ed è sicuramente questo il punto forte di questo festival, che porta una ventata di genuinità in un mondo troppo spesso inquinato da interessi di mercato che sviliscono il tutto. Finché manifestazioni di questo tipo saranno presenti, noi saremo ben lieti di supportarle come meglio possiamo. Al prossimo anno quindi…

 
Eutk.net Dulnir

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