10 Agosto 2007 finalmente arriva il giorno più atteso dai
metallari molisani e delle regioni limitrofe, è il giorno
dell’Armageddon In The Park giunto quest’anno alla IV
edizione.
L’attesa si sente nell’aria e infatti già dalla notte
prima molti metalheads provenienti da ogni parte d’Italia
campeggiano nell’ideale cornice del parco di San Giacomo
degli Schiavoni. La mattinata scorre veloce tra preparativi,
saluti alle band e addetti ai lavori, come la My Graveyard
intraprendente etichetta nostrana e esponenti di grandi
testate specializzate come Rock Hard.
Subito dopo i primi soundcheck si capisce che si avrà un
sound da paura, cosa non facile in festival come questo e
quando si ha a che fare con band eterogenee.
Aprono le danze i Phaenomena, band pugliese che con il loro
prog tecnico ed elegante, hanno il non facile compito di
attirare la gente sotto il palco, sicuramente più diretti
che su disco cosa gradita ai più, bravi.
Tocca ai Planar Evil infiammare il palco, storica old school
thrash metal band molisana il che ci riempie di orgoglio!
Alle prese con le registrazioni dei nuovi pezzi al Temple Of
Noise studio di Roma, la loro scaletta prevedeva un mix di
brani nuovi e più datati con una sorpresa finale che
avrebbe scatenato un pogo sfrenato, purtroppo Giove Pluvio
si accanisce contro di loro e al terzo pezzo sono costretti
a posare gli strumenti. Si intuiva però che sarebbe stata
una performance degna di nota con il martello pneumatico
Amilcare alla batteria su tutti, gasato e in forma.
Seguono momenti di tensione tutti con gli occhi rivolti al
cielo per scrutare anche la più piccola stella, di modo
che si possa suonare di nuovo e non mandare all’aria il
lavoro di un anno. Si decide di rischiare e stavolta il
cielo è metallaro, cupo e incazzato ma senza lacrime.
Passata la paura l’Armageddon riaccende i motori e lo fa
al meglio con i marchigiani Battle Ram, tra le band più
promettenti del panorama nazionale. Il “barba”
aggredisce le orecchie di tutti i defenders con mezz’ora
di metallo puro e incontaminato, memore della lezione dei
grandi, Iron Maiden, Manowar, Mercyful Fate, Manilla Road e
Cirith Ungol. I pezzi scorrono via tirati e compatti con
soli veloci e melodici come il dio del metallo comanda.
Buona prova di tutta la band con il cantante Daniele sugli
scudi. L’esibizione si conclude con la classica
“Battering Ram”, gran bella song dove il Silvi si
conferma signor riffmaker e il pubblico gradisce
scapocciando senza sosta.
Tocca ai Rain salire on stage, che dire? Non hanno bisogno
di presentazioni, sono sulla scena da tempo immemore. Se
c’è una band in Italia che incarna lo spirito live
dell’heavy metal questi sono i Rain e la loro fedelissima
crew, di cui noi ci sentiamo onorati membri!
Si parte a palla con i brani estratti dall’ultimo album
“Dad Is Dead” a breve negli scaffali.
“Mr. 2 Words” è l’opener brano roccioso in pieno
stile Judas Priest, i riff di Amos e Cisco prendono lo
stomaco, Mario dietro le pelli è un motore, un treno
inarrestabile, trovatemi in Italia un batterista metal che
picchia con tale irruenza! La stabilità del drumkit è
messa a dura prova, una motopompa, attitudine e adrenalina.
Lo show prosegue con “Last Friday”, “Dad Is Dead” e
“Swan Tears” dove Rocco alla voce non fa rimpiangere lo
storico Tronco, tutto il pubblico è con lui a cantare il
refrain e si susseguono scene di delirio collettivo, gran
voce e ottima presenza scenica la sua. Dopo un’altra
killer-song “Headshaker”, è la volta di “Heavy
Metal” qui è tutto il parco dell’Armageddon a cantare
dalle transenne fino agli stand delle salsicce, giusto
così dopotutto siamo qui per sua maestà il Metallo.
“Only For The Rain Crew” è dedicata a tutti noi con
tanto di flashbomb sul palco a immortalare una serata
indimenticabile, con Gino storico bassista della band,
carisma da vendere il suo e da far invidia a nomi più
blasonati, a fotografare i metalheads più esagitati che
per poco non arrivano sul palco. Si chiude con la
motorheadiana “Born To Kill” e “Highway To Hell”
dove il palco diventa una vera stalla a cielo aperto con i
microfoni a disposizione di chiunque volesse improvissarsi
Bon Scott per una notte. Gran concerto, gran coinvolgimento
di tutti se non li avete mai visti dal vivo correte al loro
prossimo live.
Finalmente arriva l’ora degli headliner Infernal Poetry,
molti sono qui per loro e infatti le prime fila vengono
avvolti dal loro sound, alcuni rimangono esterefatti, altri
si lanciano in un headbanging furioso. Già perché i
nostri sono semplicemente la band più originale,
personale, malata che la nostra scena abbia mai partorito.
Ineccepibili tecnicamente su disco, riescono a riproporsi
anche in sede live con in più un impatto devastante. Il
sabba ha inizio con “Forbidden Apples” dall’ultimo EP
“Nervous System Checking”, le orecchie percepiscono
qualcosa di fresco, il death melodico degli esordi si è
evoluto verso qualcosa di schizzato, insano, spiazzante e
fottutamente heavy, da brividi! Con “From Mortal Body To
Eternal Soul” si pesca dal primo album dove tutte le idee
future erano in embrione, gran pezzo Infernal Poetry al
100%. “I Always Lay Beneath” torna a “Beholding The
Umpure” del 2005, qua la lezione del mai troppo compianto
Chuck Schuldiner è stata capita, metabolizzata e
reinterpretata da questi pazzi, un alternarsi di riffoni
death e accelerazioni al cardiopalma, il pubblico è
annichilito. Veramente gran musicisti i ragazzi, sezione
ritmica un metronomo, chitarre sempre presenti ad eseguire
partiture intricate ma al tempo stesso coinvolgenti e non
è cosa che riesce a tutti, più Paolo frontman
carismatico ed inquietante che tra growl, urla, sputi e
ottimo vino delle colline del basso Molise fa capire al
mondo che nessuno farà cessare la nostra rabbia!!!
La tempesta sonora corre verso l’epilogo non prima però
del botto finale. “Hellspawn”, uno dei miei brani
preferiti, fa capire che ai concerti metal si fa
“burdell” fino alla fine, fino all’ultima goccia di
sangue e sudore, gran canzone che unisce Slayer, Death,
Obituary e qualcosa dei Children Of Bodom, una miscela a dir
poco esplosiva. Finale affidato ad un inno metal per
eccellenza, quella “Fear Of The Dark” cantata
innumerevoli volte sotto il palco dei Maiden, qui riproposta
con voce growl e una veemenza da far tremare il suolo.
Tutti abbracciati pronti a cantare ma gli Infernal partono
direttamente dal riff e stavolta per le transenne non
c’è scampo, vola di tutto e di tutti, staff, security,
band, organizzazione sono sotto il palco per suggellare una
giornata di sacro metallo che finisce tra applausi e fiumi
di birra.
Quando tutto sembra finito ecco la sorpresa l’Armageddon
Project, band che raccoglie parte degli organizzatori,
attacca gli strumenti per i die-hard, per suonare fino
all’ultimo minuto disponibile. C’è ancora chi ha
voglia di cantare e shakerarsi la testa e allora vai coi
classici, riuscitissima e cattivissima “Ace Of Spades”
proposta in chiave speed-thrash metal e “Symphony Of
Destruction” a mettere a dura prova le cervicali.
Si può e si deve sempre crescere e migliorare, ma bisogna
fare i complimenti a tutti per dove già è arrivato
l’Armageddon In The Park, soprattutto in considerazione
della regione di appartenenza il Molise, vergine per queste
manifestazioni e venuta alla ribalta nazionale solo per
fatti di cronaca, purtroppo. E’ ora che le istituzioni
regionali si rendano conto che l’evento ha travalicato i
confini molisani, facendosi conoscere in tutta Italia e non
solo.
Anche la scena metal, dal centro al nord al sud deve
supportare queste iniziative fatte con la sola passione e
fedeltà per la causa dell’heavy metal, senza
intermediazioni di nessuna agenzia, e senza alcuno scopo di
lucro ma col solo fine di offrire per gli anni a venire
sempre qualcosa di migliore al pubblico metal.
L’Armageddon In The Park è fatto da metallari per i
metallari, e noi saremo qui a crederci e lottare fino
all’ultimo respiro… WE’RE DEFENDERS OF THE FAITH!!!
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