Comometal 06/2008
 
Esordio discografico per i Planar Evil, old school thrash metal band proveniente dal Molise, che dopo anni di permamenza e maturazione artistica all'interno del movimento underground italico sforna questo full lenght contenente 10 brani inediti di ottima fattura. Mi era già noto il nome della band, ed il precedente demo "Land of Doom" faceva ben poco sperare in un cambiamento radicale, non tanto dal punto di vista dei contenuti, ma dell'esecuzione stessa dei brani. Il miglioramento, a dispetto delle previsioni, c'è stato, in particolare per quanto riguarda la sezione ritmica; ora i Planar Evil possono dire di aver realizzato un ottimo debut, sicuramente in linea con le migliori uscite italiane a livello underground.
"Mankind Way of Life" non dispensa sconti di pena, e dalla prima all'ultima nota sottolinea che la voce del verbo interessata è "thrash", nella concezione americana (in larga parte) e tedesca (in minor parte) del termine. Gli echi ed i rimandi ai classici del genere sono presenti in tutti i brani, e non si disdegnano occhiate rispettose ed ossequiose ai maestri dello US metal e della NWOBHM. 
Ma c'è spazio per dimostrare le proprie doti tecniche, ed accanto alla rabbia compositiva, trova "rifugio" una buona dose di melodia sottolineata da ottimi arrangiamenti, alle volte cupa e malinconica rispetto a quanto uno possa immaginare, ma pur sempre identificativa di un miglioramento nel concepimento dei brani... il tutto contribuisce a spezzare l'incedere, e lasciar respirare gli animi per poi essere nuovamente catapultati nel vortice thrash targato Planar Evil.
Forti di uno screamer degno di nota, la cui timbrica ricorda l'incedere di Russ Anderson (cantante dei Forbidden, N.d.A.), i Planar Evil ci offrono quasi 50 minuti di ritorno alle origini, a partire dalla opener "Vengeance'll Come", che subito mette le carte in regola tra galoppate e rallentamenti, con un refrain a la Exciter che facilmente resta impresso. Se i già citati Forbidden vi hanno sempre emozionato, "Run Away" non potrà che coinvolgervi a sua volta, con il suo riffing veloce e mai banale, pieno di cambi di tempo e bridge di "Coroneriana" memoria. "Stabs in the Back" mostra il lato più Bay Area della band, ed i richiami ad Anthrax e Sacred Reich non mancano di colpire l'ascoltatore, mentre la successiva "Master of Deceit" viene a posizionarsi su lidi europei, e lo spettro di band come gli Holy Moses aleggia nell'aria.
Un'eterea intro strumentale apre la seconda parte del cd, subito in salita con "Land of Doom" e "In Front This Storm", thrash songs che sembrano rispettivamente estrapolate da lavori di Exodus e Whiplash, per giungere trasportati dalle note di "Only Crimes" e "God Illusion" alla conclusiva "Welcome to Transylvania", brano fuori dal seminato che alterna ritmi cadenzati a veloci partiture aggressive, per concludere spiazzando l'ascoltatore con una lenta e melodica parte strumentale.
N.B. tutta la recensione si sviluppa intorno a riferimenti diretti ad alcuni fra i capostipiti del genere, che servono a lasciar intendere quale sia la direzione stilistica della band, non volendo di certo sottolineare una scarsa inventiva e personalità, anzi! Ascoltare per credere...
A parte qualche pecca a livello solista e qualche testo un pò "ignorante" (ignoranza di cui sembrano andar fieri...), il disco si lascia ascoltare veramente volentieri, e la voglia di scapocciare è difficile da sopprimere... i Planar Evil sono un gruppo che merita sicuramente una maggiore attenzione, anche e soprattutto a livello discografico... support the old school!!

 
Voto: 7.5/10 Recensore: Paulthrash

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