Metal Italia 22/04/2003
 
Finalmente anche nel nostro paese si stanno muovendo, dopo il ritorno in grande stile del thrash accompagnato dalle reunion di illustri gruppi della scena anni '80 nel panorama estero, molti gruppi che rivendicano la loro appartenenza a questo genere musicale e che stanno muovendo i primi passi, quasi sempre con risultati piuttosto buoni o comunque, se non altro, assolutamente nella media (chissà se rivivremo mai un altro 1986!). Tocca questa volta ai Planar Evil, band molisana che tenta di ritagliarsi un posticino in una scena che si sta fortunatamente ripopolando, e lo fa presentandoci un metal di chiara matrice europea, con solamente qualche piccola influenza derivante dalla bay area, unito a qualche influenza derivata dal vecchio movimento hardcore. Partiamo con ordine: dopo un breve intro i Planar Evil aprono le danze con la title-track, buon pezzo di thrash metal europeo, che si pone a metà strada tra i Kreator ed i Destruction meno tecnici, con qualche accenno in più alla melodia, che si rivela una canzone più che degna di essere posta in apertura di disco. Interessante anche il pezzo successivo, che viene ulteriormente semplificato (pur presentando un numero non troppo esiguo di riff), piuttosto influenzato dall'hardcore (a tratti sembra di sentire gli Exploited intenti ad innalzarsi ad un livello tecnico leggermente superiore ai loro abituali standard), che presenta un ritornello molto godibile ed efficace (anche qui comunque si tratta del 'solito' refrain teso a ripetere il titolo del pezzo, caratteristico del punk/hardcore e del thrash metal più ignorante). Si prosegue con "Only Crimes", pezzo sicuramente più evitabile e meno interessante (anche se di tasso tecnico superiore al precedente "In Front Of The Storm") e "God Illusion", più azzeccata ma contenente i soliti riff sentiti e risentiti, fino alla finale "Welcome To Transylvania... To Rise Some Sun", il pezzo migliore del lotto, che alterna ottime melodie ad un riffing veramente efficace e buono (e qui davvero non importa se si tratta di sonorità per nulla nuove, vista la qualità della canzone!). Ciò che resta da fare, a questo punto, è consigliare questo lavoro ai thrasher più incalliti, vista la non eccelsa qualità del prodotto in questione, e consigliare ai ragazzi della band di continuare comunque per la loro strada (c'è bisogno di gruppi così in Italia!), magari dedicandosi ad una maggiore personalizzazione del proprio sound o forse a curare ancor di più la qualità delle canzoni: in fondo la storia, soprattutto quella di un genere come il thrash, ci insegna che non c'è sempre bisogno di suonare per forza diversi ed innovativi per creare un capolavoro...

 
Voto: 6.5/10 Recensore: Lorenzo Mirani

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